60 anni dal Concilio Vaticano II:un nuovo inizio verso la riconciliazione (parte II)
Il Concilio Vaticano II è considerato l’evento religioso più significativo del XX secolo. Con esso, la Chiesa cattolica romana ha compiuto uno sforzo enorme, senza precedenti nella storia della religione, per definire e spiegare la propria identità e la propria missione nelle condizioni della modernità. Il fatto che la Chiesa cattolica romana avrebbe compiuto un cambiamento di rotta così epocale è stato una sorpresa e ha costretto a riconsiderare opinioni e sentimenti consolidati.
Di Theo Pindl
La cosa più inaspettata del Concilio è stata proprio la sua convocazione e il suo svolgimento. Se si guarda all’annuncio del Concilio fatto da Giovanni XXIII nel 1962 alla luce del periodo precedente, ci si rende conto di quanto fosse rivoluzionaria la sua mossa. Con essa, infatti, egli prese le distanze dall’opinione secondo cui, dopo il Concilio Vaticano I (1869/70), non c’era più bisogno di un concilio, poiché il Papa poteva risolvere tutte le questioni in sospeso con la propria autorità: Roma locuta, causa finita!
Aggiornamento
Per quanto inaspettato fosse stato l’annuncio del Concilio, esso non colse la Chiesa impreparata. Molto era cresciuto nei decenni precedenti e attendeva una conferma. I padri conciliari e le (poche) madri conciliari poterono attingere al movimento liturgico, biblico ed ecumenico del periodo preconciliare. Il Concilio, secondo quanto affermato da Papa Giovanni XXIII nel suo discorso di apertura, doveva avvalersi delle conquiste del nostro tempo per «esplorare e interpretare la dottrina sicura e costante, come richiede il nostro tempo»: il proverbiale «aggiornamento».
Uno dei grandi risultati e conquiste del Concilio è stato quello di aver suscitato la consapevolezza che nella Chiesa non tutto deve essere immutabile, che in un mondo in rapida evoluzione possono e devono esserci cambiamenti e adattamenti, appunto un «aggiornamento». In questo contesto, «aggiornamento» (dal latino «instauratio») non significa un adeguamento alla moda dello spirito del tempo, ma una traduzione della fede nell’epoca attuale, basata su una comprensione più profonda delle Scritture e della tradizione.
In qualità di storico, il papa Roncalli sapeva per esperienza che chi vuole preservare deve rinnovare. Chi vuole solo preservare si fossilizza, si «petrifica». La Chiesa non è condannata all’immobilismo. «Nulla richiede tanta fedeltà quanto il cambiamento costante», come si leggeva dieci anni dopo nel testo di apertura «Unsere Hoffnung» (La nostra speranza) del «Sinodo di Würzburg» (1971-1975). Come il «Sinodo ’72» svizzero (1972-1975), anche i sinodi nazionali e continentali furono caratterizzati dal clima di rinnovamento del Concilio.
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