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Firma della Carta ecumenica rinnovata«La Chiesa riconcilia solo se vive in unità».

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La Carta aggiornata è stata firmata ufficialmente da S. Em. l'Arcivescovo Nikitas di Thyateira e Gran Bretagna, Presidente della CEC, e da S. E. Mons. Gintaras Grušas, Arcivescovo di Vilnius e Presidente del CCEE. Foto: messa a disposizione

Con queste parole il cardinale Grzegorz Ryś ha fatto riferimento alla nuova Carta ecumenica firmata il 5 novembre 2025 dalla Conferenza delle Chiese europee (CEC) e dal Consiglio delle Conferenze episcopali europee (CCEE), sottolineando così anche la necessità di rinnovare la coscienza ecumenica in tutte le Chiese firmatarie.

Di Krzysztof Pikulski

Questo documento comune rappresenta una pietra miliare nel cammino ecumenico delle Chiese europee e rinnova il loro impegno a progredire nel dialogo, nella comprensione reciproca e nella testimonianza comune di fronte alle sfide del nostro tempo. La Carta aggiornata è stata firmata ufficialmente a Roma da S.E. l’arcivescovo Nikitas di Thyateira e Gran Bretagna, presidente della CEC, e dall’arcivescovo Gintaras Grušas di Vilnius, presidente del CCEE. In questo modo hanno ribadito il loro rinnovato impegno a continuare a costruire ponti tra le Chiese d’Europa.

«Questa Carta Oecumenica è un appello alla coscienza e alla collaborazione», ha affermato l’arcivescovo Nikitas. «Il nostro impegno reciproco come Chiese non è astratto, ma è radicato nella nostra fede comune, vissuta tra dolore, divisione e speranza. In un’Europa divisa e secolarizzata, la Carta Ecumenica ci invita a riscoprire la forza della nostra comunione e l’urgenza della nostra missione. Dobbiamo annunciare insieme il Vangelo, difendere la dignità umana e lavorare fianco a fianco per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato. Questa è la nostra vocazione ecumenica: non solo parlare di unità, ma viverla».

L’arcivescovo Grušas ha sottolineato che la Charta Oecumenica aggiornata arriva in un momento cruciale per il percorso dell’Europa. «Le nostre Chiese sono chiamate ad essere segni di unità e di speranza, non solo a parole, ma con i fatti. La Charta Oecumenica ci rende capaci di rispondere insieme alle ferite della guerra, alle migrazioni forzate e alle sfide etiche delle nuove tecnologie. Ci ricorda di procedere con umiltà, di ammettere gli errori del passato e di creare spazi di guarigione e riconciliazione. Ci esorta anche ad ascoltare le voci dei giovani e a coinvolgerli nella definizione del percorso che ci attende. Siamo più forti se restiamo uniti».

Di fronte a un’ Europa in trasformazione

La Charta Oecumenica, firmata originariamente nel 2001, è stata a lungo un testo fondamentale per la cooperazione ecumenica in tutto il continente. La sua nuova versione rivista, pubblicata nell’anno del 1700° anniversario del Concilio di Nicea, riflette il mutato contesto sociale, spirituale e ambientale dell’Europa. Essa risponde alle esigenze urgenti del mondo odierno: la ricerca della pace e della riconciliazione, l’accoglienza dei migranti e dei rifugiati, l’appello urgente alla protezione del creato e l’approfondimento delle relazioni con le comunità ebraiche e musulmane. Il documento offre anche una riflessione cristiana sulle dimensioni etiche delle nuove tecnologie e sottolinea il ruolo dei giovani come partecipanti attivi e leader dell’ecumenismo. Al centro c’è l’impegno a presentarsi in pubblico con una voce cristiana unita, fondata sulla compassione, la giustizia e la responsabilità comune per il futuro dell’Europa.

Nello spirito di umiltà e speranza, la Carta ecumenica aggiornata non esita ad affrontare le ferite del passato e le mancanze istituzionali. Al contrario, è un rinnovato appello alla guarigione, alla responsabilità e al rinnovamento e incoraggia le Chiese a vivere la loro unità attraverso azioni concrete e testimonianza.

Guarire il passato, plasmare il futuro

Il giorno dopo la firma della Charta Oecumenica riveduta a Roma, ha avuto luogo un incontro con Papa Leone XIV. All’udienza hanno partecipato diversi membri del CCEE e del CEC, nonché altri rappresentanti di varie confessioni cristiane, il che ha evidenziato il senso di responsabilità comune per la Charta Oecumenica e il desiderio di approfondire la cooperazione tra le tradizioni cristiane europee.

Papa Leone ha accolto la delegazione con le parole: “Grazia, misericordia e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù, nostro Signore”, e ha ricordato la responsabilità di continuare l’opera dell’unità cristiana. Ha sottolineato l’importanza di una nuova riflessione sulla Charta Oecumenica a 25 anni dalla sua prima firma e ha affermato: «Certamente le sfide che i cristiani affrontano nel cammino ecumenico sono in continua evoluzione». Il Papa ha sottolineato il contesto mutevole in cui operano oggi le Chiese e ha osservato che molte comunità cristiane in Europa si sentono sempre più minoritarie in società caratterizzate dalla diversità e da nuove espressioni culturali. Ha sottolineato la necessità di apertura e ospitalità, nonché l’urgenza di promuovere il dialogo, la concordia e la fratellanza in mezzo al rumore della violenza e della guerra. L’udienza si è conclusa con la benedizione del Papa per l’ulteriore collaborazione tra il CCEE e la CEC. «Rinnovo i miei cordiali auguri per i vostri sforzi e impartisco a voi e ai vostri cari la mia sincera benedizione», ha detto.

La Carta aggiornata è stata firmata ufficialmente da S. Em. l’Arcivescovo Nikitas di Thyateira e Gran Bretagna, Presidente della CEC, e da S. E. Mons. Gintaras Grušas, Arcivescovo di Vilnius e Presidente del CCEE. Foto: messa a disposizione