La cella e il silenzio

Un fratello si recò a Scete da abba Mosè per chiedergli una parola. L’anziano gli disse: “Va’, resta nella tua cella, e la tua cella ti insegnerà ogni cosa”». Che significa?
Qualcuno, un cristiano in cerca di salvezza, si spinge fin nel deserto dove vive da eremita un famoso abba, cioè un “padre”, un testimone di fede e di sapienza; e a lui chiede una parola di salvezza. L’anziano Mosè gli risponde che non ha bisogno di incamminarsi molto lontano per trovarla. Basta infatti raccogliersi in se stessi, rimanere a lungo, in silenzio e in solitudine, nel chiuso della propria “cella”, o della propria “cameretta” (come diceva Gesù). Ed ecco che «la tua cella ti insegnerà ogni cosa».
Ma che senso ha?
Ha senso perché chiudersi al mondo esterno – cioè alle sue mille distrazioni e tentazioni e dispersioni – permette di rientrare in se stessi, e scoprire che cosa si nasconda nel nostro cuore.
E nel chiuso di una simile cella, come dobbiamo pregare?
Alcuni lo chiesero ad Abba Macario, che rispose loro: «Non c’è bisogno di dire vane parole, ma solo di tendere le mani e dire: “Signore, come vuoi e come sai, abbi pietà di me”. Quando sopraggiunge una tentazione, basta dire: “Signore, aiutami!”. Ed egli sa che cosa è bene per noi e ci fa misericordia».
In questi giorni in cui ci ritroviamo forzatamente chiusi nelle nostre “celle”, dentro una solitudine e un silenzio inusuali, possiamo forse trovare qualche insegnamento riandando alla tradizione dei Padri e delle Madri del Deserto: quegli anacoreti (uomini e donne), che fra il IV e V secolo si inoltrarono nelle solitudini del deserto egiziano per interrogarsi sui propri peccati e chiedere a Dio la grazia della salvezza. Quella tradizione – che pur fa parte della chiesa indivisa e che quindi possiamo ben considerare ecumenica – sembra forse troppo lontana dalla nostra spiritualità, giustamente aperta al mondo e non propensa a una fuga come eremiti dal mondo.
Ma oggi? Oggi, chiusi forzatamente in casa, possiamo forse sfogliare o cercare in internet i Detti dei Padri e delle Madri del Deserto e meditare insieme a loro.
Leggiamo a esempio: «Abba Alonio disse: “Se l’uomo non dice nel suo cuore: ‘Io e Dio siamo soli al mondo’, non avrà riposo”». Mistero, dove la mia solitudine si rispecchia addirittura nella solitudine di Dio ch enon possiamo neppure concepire; e proprio in questo trova la pace, il riposo…
I Detti del Deserto sono migliaia; proviamo in questi giorni di silenzio a sfogliarne qualcuno. Proviamo a chiederci che cosa voglia mai dirci a esempio Abba Poimen, quando ci rivela: «Se sei silenzioso troverai riposo in qualunque luogo abiterai». Oppure L’abate Pastor diceva: « Quali che siano le tue pene, la vittoria su di esse sta nel silenzio».
Oppure ancora: “Alcuni fratelli di Scete vollero vedere l’abate Antonio. Salirono su una barca, e lì trovarono un anziano che anche lui voleva andare da Antonio, ma i fratelli non lo sapevano. Seduti sulla barca conversavano sui detti dei padri, sulle Scritture e sui loro lavori manuali. L’anziano invece stava in silenzio. Giunti al porto, si accorsero che anche l’anziano andava dall’abate. Arrivati da Antonio, questi disse:
«Avete trovato un buon compagno di strada in questo anziano!». E al vecchio: « E tu ti sei trovato con dei buoni fratelli, Padre! ». L’anziano rispose: D’accordo, ma la loro casa non ha porte: entra chi vuole nella stalla e slega l’asino! ». Parlava così perché i fratelli dicevano tutto quello che passava loro per la testa”.
(da un articolo apparso su Riforma)